Siamo tutti un ri-fermento! [serata 4]

nevio scala e valli unite

 

In questo maggio anomalo la nostra bottega ha offerto rifugio a tante persone e a tante storie che hanno potuto conoscersi a vicenda tra vini sinceri e panini di sostanza.
Dopo 3 serate indimenticabili ci avviciniamo all'ultimo venerdì della saga "Siamo tutti un ri-fermento!".

Dopo Tenuta l'Armonia e Les Caves de Pyrene, venerdì toccherà all'azienda agricola Nevio Scala, ai vini di Valli Unite e ad una piccola anteprima di Emilia Sur lì, ancora un segreto anche per noi, che saluteranno insieme a noi questa avventura rifermentata e questi produttori coraggiosi e autentici che ci piacciono sempre di più.

Nevio Scala

Nevio Scala non ha certo bisogno di presentazioni, per lo meno per quanto riguarda la sua metà da grande atleta.

Uomo sportivo di successo, partito per Milano ancora ragazzo, è riuscito a calcare i più prestigiosi palcoscenici del calcio mondiale, arrivando a vincere, tra le altre cose, una Coppa delle Coppe con il suo Parma nel mitico stadio di Wembley. Forse è però necessario presentare la sua metà contadina che lo ha riportato, alla fine del suo percorso professionale,  nella sua amata Lozzo Atestino per ricominciare a fare quello che aveva sempre sognato: il contadino e il viticoltore.
 

Il suo desiderio è stato sempre quello di lavorare la terra, e già prima di diventare allenatore, con i proventi del calcio riesce, nel 1976, ad acquistare ed ampliare l’azienda dove lavoravano i suoi genitori e realizzare così il suo sogno.
Inizialmente l’attività si concentra soprattutto sui seminativi, mais, frumento, barbabietole, pomodori, orzo, farro per poi arrivare anche al tabacco e alla canapa, tutte coltivazioni che vengono portate avanti ancora oggi nei circa 110 ettari di proprietà.

Gli ideali e i valori radicati in Nevio lo portano da subito a pensare il lavoro in campagna non solo come mezzo produttivo fine a se stesso, ma viatico per garantire anche la salvaguardia del territorio e il recupero di zone troppo sfruttate da un’agricoltura industriale portata avanti senza troppa lungimiranza.
Per questa ragione avvia un’opera certosina di rimboschimento e pianifica un metodo di lavoro che non sfrutti eccessivamente le risorse naturali e che sia ecosostenibile. Da qui l’inizio di un percorso che porterà verso la conversione dell’azienda secondo i dettami del biologico.
L’agricoltura fa parte della tradizione della famiglia da sempre, la produzione del vino biologico di qualità è invece cosa recente.

 

La mente filosofica del progetto è il figlio Claudio, ricercatore universitario che assieme al fratello Sacha, architetto, convince il papà a fare il grande passo investendo nella viticoltura.
Ecco allora che iniziano i primi impianti di barbatelle che trovano dimora su terreni vulcanico-alluvionali prestando particolare attenzione al mantenimento della biodiversità fra i filari con la semina di diverse specie vegetali, mentre a bordo vigneto siepi composte da essenze autoctone offrono rifugio e nutrimento alle numerose famiglie di organismi utili che in questo ambiente trovano il loro habitat ideale.